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giovedì 24 agosto 2023

Danza e Poesia Giardino delle Rose Firenze 31 agosto 2023


 Poesia, pittura, musica e Danza, una fusione di Arti renderà ancora più magica l'attesa del tramonto nel Giardino più bello di Firenze!

SOGNI ZIGANI
Giovedì 31 agosto

Ore 18 presso la "Valigia di Folon": Presentazione del libro di poesie Il sogno, infinita realtà di Elba Teresa de Vita con illustrazioni di María Laura Fernández.

Ore 18,45 presso il bar: Performance di Danza a cura di Manuela Rapi
“Quando i violini ballano, i colori della seta si fondono con quelli dei fiori e la musica si fa immagine nel corpo di una donna danzante"
Con Manuela al ballo, voce di Sylvia Zanotto e al violino Martselina Davitaya.

INGRESSO LIBERO
Il giardino si trova tra il Piazzale Michelangelo (guardando Firene alla sinistra del iazzale) e le Rampe


sabato 11 giugno 2022

"Flamenco Flamenco" film di Saura 3 luglio 2022


 Manuela Rapi presenta Flamenco dal vivo ed il film Flamenco Flamenco di Saura.

Domenica 3 luglio ore 21,15 al Parco d'Arte Pazzagli Ecorinascimenti

La proiezione della celebre pellicola del 2010 (di circa una ora e mezzo) sarà preceduta da una breve performance di danza con la partecipazione del ballerino Alessandro Ciardini.
L’occhio del grande regista Carlos Saura, ci immerge nel Flamenco di oggi insieme ai più grandi artisti degli ultimi vent’anni, tra i quali Paco de Lucia, Eva Yerbabuena, Sara Baras, Estrella Morente e Farruquito.
Un’esperienza travolgente sia per gli appassionati che per i neofiti.
Ingresso al Parco a pagamento
Dove:
Il Parco d'Arte Enzo Pazzagli si trova in via Sant'Andrea a Rovezzano 5, proprio sull’Arno poco prima del Ponte a Rovezzano.
Come arrivare: con l’autobus 14 A; dall’autostrada uscita Firenze sud.
Venendo dal centro di Firenze si prosegue lungo l’Arno oltrepassando il Tuscany Hall (ex Teatro Tenda), il campeggio e all'altezza della caserma sulla destra inizia via Sant’Andrea a Rovezzano.
Dove parcheggiare l’auto: subito dopo il Ponte a Rovezzano sulla destra c’è un grande parcheggio, da lì il parco si raggiunge in 5 minuti a piedi tramite il sottopassaggio.

sabato 1 settembre 2018

Omaggio a Lindsay Kemp 4 settembre Firenze

Data la recente scomparsa di Lindsay Kemp, Ivana Caffaratti ed io abbiamo deciso di dedicare al Maestro il nostro spettacolo  di martedì 4 settembre a Le Murate, facendolo precedere dalla proiezione di un breve slideshow con momenti di questo suo ultimo anno fermati da Maria Grazia Lenzini.

FOR YOU 

mercoledì 4 ottobre 2017

Lindsay Kemp Firenze

 Workshop di Lindsay Kemp: comunicare attraverso l'emozione, il movimento, la musicalità

Le Murate Firenze, 24 - 25 e 26 settembre 2017
Foto di Maria Grazia Lenzini

lunedì 27 febbraio 2017

Klimt experince Firenze 2017

Klimt experience non è solo una esposizione multimediale interattiva, è un portentoso bagno di suoni e colori! Appena entrati nella sala siamo immediatamente trasportati in un’altra dimensione quella dell’Arte a tutto tondo: la musica ci rapisce e le immagini ci incantano in un incredibile trip. L’effetto sui presenti è un po’ quello di una seduta di cromoterapia e di musicoterapia insieme, esaltante e rigenerante. Le figure si avvicendano, si disgregano e si ricompongono su tutte le superfici della sala in una danza corale (in certi momenti ho fatto fatica a restare ferma!) accompagnati da Mozart, Beethoven, Strauss e da altri celebri compositori. Una selezione musicale strepitosa! La forza evocativa, il mondo simbolico e floreale delle opere di  Klimt si presta particolarmente bene a questo genere di rappresentazione grafica, realizzata con grande maestria da un gruppo tutto italiano.
Alcuni momenti sono particolarmente travolgenti come quello della pioggia d’orata e quello in cui note e chiavi di violino bianche si rincorrono sulle pareti scure mentre un corpo di donna si abbandona a questo mare di musica, rispecchiando perfettamente il mio stato d’animo.

La chiesa sconsacrata di Santo Stefano al Ponto del 1100 (uno dei gioielli nascosti di Firenze) è una location perfetta; la proiezione dura circa 40/45 minuti, si può entrare in qualsiasi momento e sedersi sulle panche o per terra. 
L’allestimento comprende anche la possibilità di sperimentare la tecnologia avanzata di realtà virtuale attraverso gli oculus samsung gear vr che consente letteralmente di entrare all'interno di alcuni quadri famosi, percependone tridimensionalmente ogni dettaglio figurativo e cromatico. 

Un’esperienza eccezionale che io ripeterei volentieri, adatta a grandi e piccini.

martedì 28 giugno 2016

L'Alhambra di Granada

L’Alhambra (che in arabo significa la rossa) è una cittadella fortificata e palazzo reale insieme, realizzata sul colle che domina la città di Granada dagli ultimi principi musulmani della Spagna che vi abitarono fra il secolo XIII e il XV. Rappresenta la massima espressione di arte moresca alla cui magnificenza contribuirono artisti ed artigiani di diversa provenienza e confessione religiosa (nord africani, persiani, ebrei e cristiani), cosa che testimonia la grande tolleranza che vigeva ai tempi della dominazione araba nella penisola Iberica.

Nella cultura islamica le costruzioni non sovrastano mai l’ambiente naturale, mirando all'armonia tra natura e strutture architettoniche. Il giardino è la metafora del Paradiso coranico, un luogo ideale per la contemplazione perché sollecita i cinque sensi dell’uomo: offre alla vista la varietà dei suoi colori; all'olfatto il profumo dei suoi fiori; al tatto la fresca brezza che si crea all'ombra degli alberi; al gusto la bontà dei frutti; all'udito l’acqua col suo gorgoglio che rappresenta la voce del giardino e quella di Dio. Per questo tutte le regge mussulmane hanno lussureggianti giardini geometrici con tante fontane, ma quelli dell'Alhambra sono i più spettacolari grazie alla fertilità del suolo sapientemente irrigato dall'ingegneria araba.

La musica accompagnava la vita nel palazzo in ogni momento; gruppi di musicanti nascosti da tende e drappeggi si alternavano giorno e notte suonando le nube (particolari forme musicali) ventiquattr'ore su ventiquattro; le note soavi si diffondevano nelle sale, nei portici e nei giardini e si mescolavano al gorgoglio dell’acqua ed al profumo dei fiori. 


giovedì 6 novembre 2014

La Danza è Arte

Ci sono ballerini vivono la danza esclusivamente come una continua sfida col proprio corpo e le leggi della fisica, sono convinti che ballare bene consista solo nel superare le umane possibilità fisiche, nel virtuosismo ostentato, mentre danzare è una cosa molto più sottile ed elevata, è spingersi oltre i limiti della percezione, comunicare al di là delle parole, espandere la propria sensibilità, farsi tutt’uno con la musica, perché la Danza è Arte non atletica.

lunedì 19 maggio 2014

Cosa vuol dire "avere passione per la Danza"?

Tutti quelli che hanno "passione" per la Danza amano veramente quest'Arte?

L’espressione comune “avere passione per un’attività, per una disciplina” anche se letteralmente significa avere un forte interesse per qualcosa, può contenere e sottintendere due tipologie di sentimento e di approccio apparentemente simili ma in realtà molto diversi fra loro. Uno è quello in cui sulla genuina inclinazione prevalgono ambizione e voglia di primeggiare e l’altro è il vero amore e la propensione per quell’attività, la voglia di dedicarvisi per il puro godimento che si trae nel praticarla. 
Quando diciamo di avere una passione per un’Arte, come per esempio la Danza, siamo proprio sicuri di nutrire un vero amore per questa disciplina con tutto il rispetto e la dedizione che merita, e che l’entusiasmo che ci accende non celi piuttosto una voglia inconscia di metterci in mostra? 
Per tentare di scoprirlo potremmo provare a domandarci se e quanto piacere traiamo dai momenti di studio, dalla classe di danza e se questo piacere sia maggiore o minore rispetto a quello che sentiamo andando in scena. Se insomma ci attira o ci appaga di più una buona lezione o il danzare su un palco; se ci teniamo di più ad apprendere, crescere ed a migliorare o se il nostro principale obiettivo il diventare più bravi degli altri, esibirsi ed ottenere plauso e complimenti.

martedì 6 maggio 2014

Il mio articolo su ABACO rivista di Cultura Contemporanea

Come a voi piace
ovvero la descrizione, l’indicazione o la ri- velazione degli scopi del tuo agire, del tuo fare arte e cultura

Quando un gruppo di persone si affida a me per avvicinarsi alla Danza quello che mi propongo è sviluppare la loro sensibilità nei confronti di quest’Arte, fornendogli gli strumenti per comprendere veramente questa disciplina,  per apprezzarla e praticarla con consapevolezza.  Mi piacerebbe smantellare gli stereotipi dalle loro menti, aiutarli a vedere l’essenziale ed a distinguere il vero dall’ostentazione.
Come insegnante e ballerina lavoro sul corpo e col corpo, ma lavoro anche col linguaggio sia quello dei gesti che quello delle parole, con la musica e con l’immaginazione.  Guidando i miei allievi attraverso movimenti che suscitano sensazioni, suggerendo loro musiche, immagini e figure che evocano uno stato d’animo,  una volta che hanno preso coscienza del proprio corpo (con le sue potenzialità ed i suoi limiti) cerco di portarli a “sentire il movimento” ed a percepire una corrispondenza tra movimenti e sensazioni. Concentrando la loro attenzione su cosa si sente quando la postura del corpo è corretta e quando non lo è, li porto a capire se una posizione ed un movimento sono giusti ed allo stesso tempo cerco di far sì che, una volta acquisiti ed eseguiti in maniera idonea, i movimenti non rimangano epidermici e vuoti ma diventino strumento di espressione.
Personalmente non trovo interessante che gli allievi imparino passi fine a se stessi o che riproducano atteggiamenti altrui; una sequenza imparata a memoria ed eseguita correttamente vale poco se il danzatore non l’ha fatta sua. Una buona esecuzione non è di alcun pregio se chi la esegue non ha un senso da dargli o se l’intento è solo quello di esibire le proprie abilità.
Per essere credibili bisogna prima di tutto credere in quello che facciamo e per crederci davvero bisogna che quello che facciamo sia autentico  e venga da dentro di noi. L’importante secondo me è che ogni  gesto ed ogni atteggiamento abbiano  un loro perché, che rispondano ad una intenzione o ad una sensazione realmente provata. Questo principio è la base del mio modo di insegnare ed anche di danzare: quello che mi preme di più è dire il vero con la mia danza ed essere autentica mentre ballo, non è dimostrare agli altri quello che sono capace di fare.
Quando qualcuno dei miei allievi capisce che il lavoro sul corpo e lo studio della tecnica sono assolutamente indispensabili per danzare ma allo stesso tempo non sono altro che un mezzo per esprimere e dare forma a qualcosa di più profondo, allora, indipendentemente da quanto bene questa persona riesca a ballare, io sono pienamente soddisfatta  nella convinzione che quando vedrà un balletto sarà in grado di distinguere l’arte dall’artificio, che percepirà come noioso il virtuosismo ostentato e se ballerà non lo farà per il gusto edonistico di esibirsi ma per il piacere di condividere col mondo  la propria energia e le proprie emozioni. Questa persona sarà libera da quei cliché che identificano e cristallizzano ogni genere di danza in un’immagine convenzionale o in dei colori o in delle movenze stereotipate (il tutù per il classico, il rosso e nero per il Flamenco, le monetine per la danza araba); non si lascerà più suggestionare dagli effetti scenici, non si farà ingannare da atteggiamenti enfatizzati, non rimarrà deluso da costumi stilizzati ma guarderà oltre l’apparenza.
L’esistenza di persone in grado di guardare alla sostanza, di distinguere l’Arte dal mero intrattenimento, di apprezzare il valore artistico di una performance, secondo me rappresenta una ricchezza inestimabile sia per i professionisti della Danza che per l’Arte in generale.
Quello che vorrei vedere nel pubblico, negli amatori della Danza ed anche nei danzatori è una maggiore sensibilità artistica ed è questo l’obiettivo del mio fare cultura insegnando, danzando e scrivendo.

 Pubblicato su ABACO n° 16-17, rivista di cultura contemporanea pagina 22

venerdì 18 aprile 2014

ABACO rivista di cultura contemporanea

ABACO ultimo numero è disponibile on line sia in formato pdf su http://www.abacorivista.it/ che su http://www.youblisher.com/

(Il mio articolo è a pagina 22)

ABACO, rivista aperiodica di cultura contemporanea viene fondata a Firenze nel 1977 da Giampaolo di Cocco e Luciano Caruso. Ospita principalmente interventi di grafica e di scritti di artisti visivi e letterati ma accoglie anche tesi ed idee di matematici, psicoanalisti, musicisti in una visione eclettica e trasversale della conoscenza. I numeri pubblicati dalla fondazione sono presenti in vari archivi pubblici e privati, tra cui la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e Firenze, il Kunsthistorisches Institut di Firenze, il Museo Pecci di Prato.

venerdì 11 aprile 2014

Presentazione ABACO rivista Arte Contemporanea 16 Aprile Firenze

Mercoledì 16 Aprile alle 18 presentazione del nuovo numero di Abaco, rivista aperiodica di Arte e Cultura Contemporanea, presso lo Studio Rosai di Via Toscanella, una strada vicina a Palazzo Pitti che tra il 1300 ed il 1900 è stata un ombelico culturale di Firenze.
 Abaco, fondata nel 1977, Giampaolo di Cocco raccoglie contributi di artisti visivi, musicisti, scienziati, psicologhi, filosofi eccetera in una visione eclettica e trasversale della conoscenza. I redattori Giampaolo di Cocco, Alessandra Frosini, Erica Romano presenteranno questo numero, il 16-17, dedicato al tema “Come a voi piace ovvero la descrizione, l’indicazione o la ri- velazione degli scopi del tuo agire, del tuo fare arte e cultura”, contiene anche un mio contributo per quanto riguarda la Danza.
L’evento si svolgerà in prestigiosa location, la loggia monumentale che rendeva comunicanti Palazzo Ridolfi e Palazzo Dal Pozzo Toscanelli, dove il famoso pittore Ottone Rosai trascorse parte della sua vita, attualmente trasformato in uno spazio multifunzionale dedicato ad attività culturali.
Le logge e i giardini di Firenze erano nel XV secolo punto d’incontro degli intellettuali dell’epoca che qui si scambiavano opinioni e conoscenze in queste stanze e sotto questa loggia si incontrarono alcune delle grandi personalità che diedero vita al Rinascimento Fiorentino come Paolo dal Pozzo Toscanelli, Filippo Brunelleschi, Masaccio perciò si può dire che queste mura “trasudano” la storia di Firenze.
 
Studio Rosai Via Toscanella 18 nero, Firenze 

venerdì 28 marzo 2014

Le contaminazioni nella Danza

La Danza come tutte le Arti è in continua evoluzione perché risente, esprime e spesso anticipa mutamenti sociali e culturali. Tradizioni diverse si influenzano tra loro, è stato così da sempre ed ora che nell’era delle comunicazioni multimediali i passaggi ed confronti sono immediati, gli scambi sono sempre più veloci. Il linguaggio musicale supera le frontiere, Danze di culture lontane confluiscono le une nelle altre e gli stili si aprono e si trasformano. Dall’incontro di culture differenti possono nascere anche nuovi generi di musica e di danza. I cambiamenti nel corso del tempo sono naturali ed inevitabili, in alcuni casi però sono spinti anche dalla volontà sperimentare e di creare qualcosa di nuovo, lavoro delicato che può portare a grandi risultati se fatto con criterio. L’operazione di creare di per sé non può prescindere dal possedere le capacità adeguate. Anche un buon artigiano, senza grandi velleità artistiche, può essere in grado di fare un lavoro innovativo nel proprio settore. Così un bravo coreografo, anche se ancora non è un Artista vero e proprio, può realizzare una coreografia bella ed originale nel genere di danza in cui è esperto, mentre se vuole cimentarsi su altri generi è chiamato a possedere capacità ulteriori.
Tornando così al tema centrale di questa riflessione, le contaminazioni, per approcciarsi alla fusione di due generi diversi di danza è indispensabile conoscere approfonditamente ed in egual misura entrambe le danze su cui si va a lavorare, la musica, il contesto storico e soci-culturale, altrimenti il risultato non potrà che essere mediocre. Per un’impresa di questo tipo non è possibile affidarsi solo alle suggestioni, alle assonanze ed alla fantasia con leggerezza, né essere mossi dalle smanie di fare qualcosa di originale a tutti i costi, sarebbe un oltraggio alle culture di riferimento ed all’Arte della Danza in generale. La contaminazione non può essere nemmeno una forzatura, è una cosa sottile e rischiosa, pertanto va affrontata con estrema sapienza e consapevolezza. Bisogna conoscere a fondo una cosa per riuscire a trasformarla mentenendone l'essenza.
Purtroppo a mio avviso nel mondo della danza c’è un abuso di termini come contaminazioni e fusioni e questa moda fa sì che questi concetti si prestino a diventare grandi calderoni che raccolgono un po’ di tutto. C’è anche il rischio  che dietro la parola contaminazioni si nascondano danze mediocri prive di sostanza, frutto dell’inesperienza e della superficialità tanto diffusa di questi tempi. Può anche capitare che chi non conosce bene nessun genere di danza celi la propria incompetenza dietro il termine contaminazioni tentando di  mettersi al riparo dalle critiche, cosa che potrà funzionare nei confronti di chi di danza se ne intende poco ma di certo non con gli intenditori.
E’ la stessa differenza che intercorre tra la ricerca culinaria di uno chef e quella di un cuoco improvvisato: nelle cucine di un certo livello quando si sperimentano nuove ricette i singoli ingredienti vengono scelti accuratamente, gli abbinamenti vagliati con grande attenzione, le dosi calibrate, il tutto  abilmente amalgamato e cotto al punto giusto affinché il piatto risulti di qualità.
Mescolare a caso tante spezie diverse non rende gustosa una pietanza così come nella pittura non è l’accozzaglia di colori a determinare il valore di un quadro. Allo stesso modo l’assemblare elementi tratti da danze diverse di per sé non conferisce qualità ad una coreografia.
Un palato raffinato non si lascia ingannare, un piatto elaborato ed estroso può essere realizzato solo da mani veramente esperte, chi non è all’altezza può anche riuscire a fare qualcosa di buono ma bisogna che si limiti a cose semplici e si affidi a ricette già sperimentate.

lunedì 9 settembre 2013

La Danza è Arte

La Danza non è una disciplina che si può praticare per svagarsi e divertirsi, per questi scopi ci sono i balli da sala, le discoteche e tante altre attività ludiche.
Per fare movimento, scatenarsi, dimagrire e potenziare i muscoli invece ci sono le palestre e tanti sport all’aperto.
La Danza è una disciplina artistica, se la si ama davvero non ci sono limiti di età per avvicinarla ma l’approccio deve essere quello che si confà ad un’Arte.

La Danza si studia per passione perché richiede una tale dedizione che solo una motivazione forte può sostenere .

giovedì 18 luglio 2013

I moderni mecenati della Danza

Ogni forma di Arte in tutti i tempi per raggiungere il suo massimo splendore ha ricevuto l’aiuto di grandi mecenati che hanno messo gli artisti in condizione di sviluppare al meglio la propria creatività. Un artista ha bisogno dei suoi tempi, di spazi adeguati, di materiali o di strumenti talvolta molto costosi, ed inoltre deve mangiare come tutti gli esseri umani. Purtroppo anche nell’Arte come nella vita quotidiana il denaro è un elemento determinante per la sopravvivenza. Chissà quante opere d’arte saranno rimaste incompiute per mancanza di fondi? Se non ci fossero stati nobili illuminati e signori ambiziosi probabilmente non avremmo avuto il nostro Rinascimento o almeno non così grandioso come lo conosciamo noi. Cosa avrebbero fatto Michelangelo e Leonardo da Vinci senza Lorenzo il Magnifico? Sarebbero stati anche loro dei bohémien?
Il ruolo dei mecenati in età moderna è stato in parte rimpiazzato dagli sponsor che però sostengono quasi esclusivamente tutto quello che è commerciale (più interessati allo sport ed alle grandi manifestazioni che non all’Arte) ed in teoria dallo Stato per il quale purtroppo Arte e Cultura sono l’ultimo punto in bilancio.
Quante forme d’Arti si saranno estinte e quanti artisti sono rimasti nell’ombra perché nessuno li ha finanziati? Una discipline artistica deve incontrare il favore del pubblico ed essere sovvenzionata altrimenti è destinata a morire, così come avviene anche per l’artigianato e quando un settore scompare affondano con lui interi gruppi professionali e tutto il loro indotto.

Tra tutte le arti la Danza è sempre stata la più povera, se un teatro è in crisi il primo ad essere tagliato è il Ballo. La Danza non ha avuto mai grandi mecenati, più che altro si è retta sempre grazie agli amatori, e sono prevalentemente i gusti del pubblico a determinare la sopravvivenza di un genere di danza piuttosto che un altro, nel bene e nel male. Indipendentemente dai meccanismi che influenzano gusti e mode (argomento che non voglio toccare), di fatto le repliche di uno spettacolo dipendono in gran parte dall’affluenza degli spettatori così come un corso di danza va avanti solo se c’è un numero sufficiente di allievi. Le scuole di ballo vivono soprattutto sugli amatori, adulti e bambini; sono gli amatori che danno lavoro ai professionisti. I maestri di danza avrebbero pochissimi allievi se insegnassero solo ai professionisti o a chi aspira a diventarlo. Se nessuno andasse a vedere spettacoli di danza, i teatri non metterebbero balletti in programmazione e le compagnie si scioglierebbero. I ballerini di professione dovrebbero trovare altri modi per mantenersi e senza alcuna prospettiva di lavoro non ci sarebbero più nemmeno corsi di formazione professionale e le scuole di danza finirebbero col chiudere i battenti. Tante danze antiche anche bellissime sono state completamente dimenticate perché non interessavano più a nessuno. Altre invece hanno avuto una sorte decisamente migliore come il Flamenco per esempio che si è salvato grazie alla passione che ha suscitato a livello internazionale. Il Flamenco è sopravvissuto e continua a fiorire soprattutto grazie a tantissime persone che lo seguono da ogni parte del mondo, che lo studiano e che vanno appositamente in Spagna per viverlo da vicino. Tutti questi amatori, che nella vita quotidiana sono dediti a mille cose diverse, sono finanziatori più o meno inconsapevoli che per coltivare la propria passione investono in quest’arte sostenendola e mantenendola sempre viva. Gli amatori non sempre sono buoni intenditori, è vero, ma in ogni caso è grazie soprattutto a loro che in Spagna proliferano scuole e tablao flamenchi e che i festival sono affollatissimi. Tanti musicisti, ballerini, cantaor e maestri non avrebbero di che vivere se il Flamenco non fosse tanto amato anche dagli stranieri.
Anche in Italia bisogna riconoscere che la spinta propulsiva che tiene in vita il mondo della Danza con tutto il suo entourage non sono le sovvenzioni pubbliche quanto tutte quelle persone che per passione o per diletto scelgono di seguire un corso di danza o un seminario. E’ proprio grazie a loro, lavoratori spesso costretti tutto il giorno in attività che non amano affatto, che le scuole di ballo vanno avanti e che tante altre persone possono ancora trovare nella Danza la loro unica fonte di sostentamento ed avere il privilegio di dedicarsi a quest’Arte a tempo pieno.
Questo variegato popolo di amatori può essere considerato secondo me una sorta di mecenate dei nostri tempi e visto in quest’ottica merita la riconoscenza di tutti i professionisti della Danza, sia insegnanti che ballerini.

sabato 13 ottobre 2012

Malta tra arabi e spagnoli

Malta un'isola al centro del mediterraneo, punto di incontro tra culture di contenenti diversi, dai Fenici, agli antichi romani, dai turchi agli spagnoli fino agli inglesi. La lingua è semitica molto vicina all'arabo, più morbida come suoni, con qualche parola italiana.
Girando per quest'isola se si è soprappensiero può capitare per un attimo di non sapere da che parte del mondo ci troviamo! Assomiglia molto alla Sicilia ed alle isole sud orientali della Grecia (Rodi, Creta, Cipro), fichi d'india, balconi blu come a Tunisi, un arco arabo (foto sotto), "occhi di Iside" ovunque come porta fortuna (a sinistra), vicoli andalusi e ventagli.





venerdì 13 aprile 2012

L'intensità nella Danza

L’intensità è una forza interiore, il corpo va preparato, i muscoli allenati ma l’energia va cercata dentro di noi.
Il lavoro sull’intensità si può iniziare anche stimolando il nostro corpo con dei semplici esercizi che vadano a risvegliare l’energia, si può partire da un movimento, da un atteggiamento o da una musica per suscitare dentro di noi un determinato stato d’animo, un’emozione ed una volta trovata dobbiamo provare a metterla nella nostra danza con la collaborazione di ogni parte del nostro corpo.
Il movimento di una mano non potrà mai essere credibile né bello se non viene sostenuto dal resto corpo, la mano non è un’entità a se stante ma un’appendice di noi stessi: quando il corpo è rilassato il movimento della mano risulta debole indipendentemente dalla muscolatura della mano stessa, tutto il resto deve essere in tensione anche se sta fermo, l’energia deve coinvolgere l’intero organismo altrimenti la mano tutt’al più potrà fare ginnastica ma non riuscirà a danzare. Lo stesso vale per i piedi e per tutte le altre articolazioni: l’intensità è una forza che scaturisce da dentro di noi e pervade tutto il nostro essere, ci deve essere quando siamo in movimento ed ancor più quando stiamo fermi, è un impulso senza il quale qualunque danza, per quanto virtuosa possa essere, resta vuota ed insignificante.
Non c’è danza senza intensità e non c’è intensità senza intenzione. Quando danziamo ogni gesto, ogni movimento, ogni atteggiamento, ogni passaggio deve avere un suo senso, un’intenzione precisa altrimenti non sarà credibile. Il danzatore che sa cosa vuole esprimere e cerca il modo più efficace per farlo risulterà sicuramente convincente. Naturalmente lo strumento che utilizza per esprimersi deve essere preparato in modo idoneo, così come il cantante esercita la voce ed il musicista accorda il suo strumento musicale, così il danzatore dovrà plasmare il proprio corpo per metterlo in grado di rispondere al meglio. L’intenzione e l’energia da sole infatti non bastano, per danzare sul serio ci vuole anche un corpo ben lavorato.

giovedì 29 marzo 2012

I fiori di marmo di Gigi Guadagnucci

Nel mio breve tour sul Monte Brugiana ho scoperto un grande artista di cui ignoravo l’esistenza, è Gigi Guadagnucci uno scultore di marmo che ora vive vicino a dove ho ballato sabato scorso, paese dov’è nato nel 1915. Purtroppo sono dovuta partire prima che lui arrivasse al rifugio e non ho potuto incontrarlo ma quando tornerò lo voglio conoscere e magari andare a casa sua a vedere le sculture dal vivo! Lassù ho visto le foto di alcune sue opere che sono incredibili, riesce a rendere il marmo talmente sottile che sembra carta velina, realizzando così dei fiori meravigliosi!

giovedì 13 ottobre 2011

Siviglia araba

Alcuni dei tanti scorci arabeggianti di Siviglia, a destra una porta sul retro della Cattedrale, (la mia porta preferita), sotto un negozio a Santa Cruz, una vasca del Parco di Maria Luisa e un angolo dell'auditorium Alvarez Quintero



venerdì 8 ottobre 2010

Caravaggio a Firenze

Non potevo perdermi la mostra su Caravaggio il mio pittore preferito! A 400 anni dalla sua morte, la mostra espone 7 o 8 opere autografe e molte altre dei Caravaggeschi e di pittori prevalentemente fiamminghi che hanno seguito il suo stile innovativo, anche queste molto belle.

La luce di Caravaggio è incredibilmente suggestiva, i suoi quadri sono allo stesso tempo così veri e così teatrali che non mi stancherei mai di ammirarli!