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venerdì 15 novembre 2019

Geishe a Kyoto



 Geishe e mariko a Kyoto durante lo spettacolo al Gion Corner e per strada (ho infranto la legge nel fotografarle).



giovedì 20 giugno 2019

Atlante dei ricordi di viaggio: Yemen

Uno dei miei racconti di viaggio è stato pubblicato sull'Atlante dei ricordi di viaggio di Dario Honnorat, il mio insegnante di Scrittura creativa. 
Il mio parla di un episodio che ho vissuto durante il mio viaggio nello Yemen circa vent'anni fa. L'Atlante consiste in una mappa interattiva dove cliccando su alcune località del mondo si aprono brevi racconti di esperienze realmente vissute.


giovedì 16 maggio 2019

Corsi Danze Gypsy Firenze 2019 2020

I miei corsi e i miei seminari del prossimo anno scolastico (da ottobre) saranno dedicati alle Danze gitane. 
Per immergermi nell'argomento, trascorrerò una settimana in Camargue in occasione della festa di Santa Sara protettrice dei gitani di tutto il mondo.

mercoledì 20 febbraio 2019

Festa dei gitano in Camargue

La Patrona dei gitani a Saintes Maries de la Mer
(Foto sopra di G. Boradori) 
Storia e leggenda

Nella cripta della chiesa-fortezza di Saintes Maries de la Mer sono conservate le reliquie di Sara, la Santa che, pur non essendo mai stata canonizzata, viene portata in processione ogni 24 maggio dal 1935 con l’avallo della Chiesa Cattolica.
Ci sono varie teorie sulla storia di Sara, la cui carnagione scura rappresentata nella statua spesso induce a confonderla con la Vergine Nera (simbolo della terra prima della fecondazione).

Il fatto che la patrona dei gitani sia chiamata Sarah-la-Kali è alla base dell’ipotesi che la vede legata al culto indiano della dea Kali, il che avvalora la teoria secondo cui molte comunità Rom arrivarono dall'India alla Francia nel IX secolo d.c.
C’è un’altra leggenda che lega Sara alle Cristiane Marie del Mare (celebrate il 25 maggio): Maria Salomè e Maria di Giacomo, fuggite in barca dalla Palestina nel 48 d.c. insieme ad altri discepoli, approdarono in Gallia e si stabilirono nell'attuale Saintes Maries de la Mer di cui sono ufficialmente Patrone.
Su come si collochi Sara in questa leggenda ci sono due ipotesi principali: la più convalidata dice che fosse la serva delle Marie e che le seguì probabilmente dall'Egitto (cosa che giustificherebbe il volto nero); l’altra che vivesse già sulla costa francese, che le abbia accolte e che si sia successivamente convertita al cristianesimo. In questo caso il volto scuro sarebbe dovuto all'identificazione con Iside la dea egizia il cui culto era presente in Gallia e dal quale deriva anche la figura della Vergine Nera.
Si crede che Sara sia sepolta nella Chiesa di Saintes Maries de la Mer insieme alle due Marie. I loro corpi pare che siano stati ritrovati qui nel XV secolo durante i lavori di ampliamento della cripta nella quale oggi troneggia la statua lignea della Santa dei gitani, (ricoperta di 59 abiti, corone, gioielli ed ex voto), mentre le reliquie delle Marie sono conservate in due teche di legno nella cappella superiore.
I gitani elessero Sara come loro protettrice ed iniziarono a frequentare la zona di Arles verso il 1438, ancora prima che le reliquie venissero scoperte. Le prime notizie di pellegrinaggi a Saintes Maries de la Mer risalgono però alla fine del 1400.

Il Marchese e i diritti dei gitani
E’ stato il Marchese Folco Baroncelli 5 secoli più tardi a fare ottenere ai gitani il diritto di venerare pubblicamente la loro Santa.
Il Marchese era poeta e allevatore francese di nobili origini fiorentine, discepolo di Frédéric Mistral, (esponente del felibrismo e canonizzatore della lingua occitana), nonché padre del mito camarguese (basato sulle tradizioni di questa regione che rinnovò ispirandosi al Wild West Show di Buffalo Bill, all'epoca del suo passaggio nel sud della Francia). Negli anni ’20 trasformò Sainte Maries de la Mer in una cittadella delle tradizioni taurine ed equine, stabilì il costume del gardian (il mandriano provenzale), fece realizzare il simbolo della Camargue, ovvero la croce camarguese (formata da un cuore e un'ancora, simbolo di fede, speranza e carità) e nel 1928 fece istituire la Riserva naturale della Camargue (ponendo le basi per l’attuale Parco naturale). Ma è per la sua forte posizione in favore delle minoranze oppresse che il 26 maggio di ogni anno viene organizzata una giornata in memoria del Marchese, alla presenza dei gitani, di gruppi folcloristici e dei guardiani a cavallo. I gitani lo considerano il loro benefattore che si è battuto per i loro diritti.
In tutte le processioni di Santa Sara e le Marie, i gardians marciano su candidi destrieri bardati di tutto punto: cappello nero da cow-boy, jeans in pantaloni versione provenzale, camicie souleiado colorate a piccoli disegni e croce della Camargue al collo.  

Festa di Santa Sara e delle Marie

Ogni anno a maggio Saintes Maries de la Mer diventa il centro dell’universo Rom. Al raduno dei gitani (circa 10.000 da tutti gli angoli del mondo) partecipano anche migliaia di non gitani: turisti, fotografi, hippies, amanti del Flamenco, ecc. Una moltitudine variopinta unificata dalla musica che trasforma questo evento in una grande festa della tolleranza che ispirò Bob Dylan per la sua One more cup of Coffee.
Chitarre e violini celebrano per giorni Sara che è diventata simbolo della cultura rom. Enormi caravan e carri di legno sgargianti riempiono il lungomare e tutti i parcheggi già diversi giorni prima del 24 maggio. Per una decina di giorni nelle strade di questo paese della Camargue, si possono sentire violini tzigani, rumbe flamenche, canzoni balcaniche e brani gipsy jazz. Un vero crogiolo di ritmi e melodie che affondano le loro antiche radici nella musica popolare ebraica ed in quella orientale, e che risentono dell’influenze di musiche tradizionali dei diversi territori attraversati in secoli di migrazioni.

Nel pomeriggio del 24 maggio, la Santa Nera esce dalla chiesa sfilando su un carro trainato da 15 mansueti cavalli bianchi, coperta di drappi e mantelli coloratissimi donati dai fedeli. Uomini, donne e bambini a piedi nudi cantano e suonano mentre seguono la Statua cercando di baciarla e di toccarla. Finché il corteo, dopo un tortuoso percorso attraverso il paese, arriva alla spiaggia dove lo attendono altre centinaia di persone. I cavalli, abituati alla folla, arrivano lentamente alla battigia e si immergono in mare dove la Santa viene bagnata, seguita nel rito di purificazione da credenti e non.
Ma la festa non finisce qui, continua anche dopo la cerimonia, si va avanti a suonare e cantare dapprima sulla spiaggia, mentre i turisti cercano di asciugarsi i piedi per rimettersi le scarpe e i guardiani riportano in chiesa la Santa, e poi di nuovo per le vie del villaggio bevendo e danzando tutti insieme fino a notte.
Il giorno seguente una analoga processione, molto più tranquilla, porta al mare le due Marie (foto a sinistra) accompagnate dai guardiani e dai camarguesi nei costumi tradizionali ma senza il seguito dei gitani, mentre il terzo giorno, il 26 maggio, per la commemorazione del Marchese, vengono organizzati giochi a cavallo e corride non cruente nell'arena di Saintes Maries de la Mer. A questo punto però la maggior parte dei gitani è già in partenza e il villaggio ritrova pian piano la sua consueta tranquillità.
A Saintes Maries de la Mer non si va solo per vedere la festa dei gitani quanto per lasciarsi trasportare in un’altra dimensione. E’ un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, uno dei rari angoli di mondo scampato alla globalizzazione, originale, unico ed allo stesso tempo ricco di elementi provenienti da tradizioni diverse così ben amalgamati tra loro che sembra finto. Ed invece è uno dei posti più veri che io abbia mai conosciuto.

giovedì 31 gennaio 2019

Musica gitana

La musica dei Rom dall’Europa orientale alla Spagna 

Con il termine musica Rom o musica Gipsy si intende l’intera gamma musicale di questo popolo dalla quale, nel corso dei secoli, si sono sviluppati due importanti generi musicali diversi: il Flamenco e il Gipsy jazz o Jazz Manouche francese (quello delle band tzigane).
La musica è un aspetto fondamentale della cultura Rom: essa è innanzitutto un mezzo di trasmissione di valori e tradizioni. Si basa sull’improvvisazione ed è tramandata di padre in figlio.
Noti interpreti contemporanei di musica gitana: i Gipsy Kings (che hanno fondato il loro gruppo ad Arles) e Bregovic con la sua etno-music (vedi il film Underground).
Nel 1400, dopo secoli di migrazioni partite dall’Asia centrale, all’interno di questo popolo nomade si formarono tre principali gruppi relativamente stabili : uno tra i Balcani e l’Italia, uno in Francia (dedicato prevalentemente alle attività circensi) ed un altro in Spagna.
Per il viaggio dei gitani vedi il film Lachta Drom
Intorno al XVIII secolo, alcuni rom si stabilirono in Camargue, una regione che si trova più o meno a metà delle rotte dei nomadi tra Europa centrale e l’Andalusia.
La ricca varietà dei diversi filoni musicali degli zingari si incontra una volta l’anno a Saint Marie de la Mer, per celebrare la Patrona dei gitani. I Rom di tutto il mondo si ritrovano qui per festeggiare insieme suonando e cantando giorno e notte. Per una intera settimana nelle strade di questo paesino della Camargue, si possono sentire violini tzigani, rumbe flamenche, canzoni balcaniche e brani gipsy jazz.
Un vero crogiolo di ritmi e melodie che affondano le loro antiche radici nella musica popolare ebraica ed in quella orientale, e che risentono dell’influenze di musiche tradizionali dei diversi territori attraversati in secoli di migrazioni (egiziane, ungheresi, slave, russe, ecc.).
La musica Rom è particolarmente legata alla musica folk ebraica (maggiore interpretate contemporaneo: Moni Ovadia) e a quella balcanica, tanto che a volte distinguerle risulta veramente difficile. 
Quella dei Rom si può dire che rappresenti una sorta di collante della musica europea e medio-orientale.

Evoluzione della musica Rom in Spagna e in Francia

1.      Il Flamenco: nasce in Andalusia da una fusione di musica Rom, araba ed ebraica sefardita, successivamente alla riconquista della penisola Iberica meridionale da parte dei Cristiani , dopo circa 700 anni di dominazione dei Mori. Si sviluppa tra gli emarginati, diventando una forma di ribellione segreta. Fino all'inizio dell’800, il Flamenco rimane nell'ambito della vita privata, non esistono professionisti finché, durante il romanticismo, approda ai Café cantante dove comincia ad acquisire le sembianze del Flamenco che conosciamo oggi.
Per quanto nel Flamenco prevalga il timbro drammatico, tra le tante forme musicali appartenenti a questo genere, quella che nei secoli successivi si è diffusa di più nel resto d’Europa (attraverso le migrazioni dei gitani) è stata proprio la Rumba, la quale, risentendo delle sonorità cubane, è brillante e generalmente allegra. I primi a ballarla furono i gitani della periferia di Barcellona, per questo è detta anche rumba catalana. Viaggiando con le carovane che dalla Catalogna risalivano il litorale francese, la Rumba arrivò prima in Camargue e poi nel resto del continente.

2.      Il Gipsy jazz o Jazz Manouche: (anche noto come jazz europeo), nato in Francia negli anni ’30, unisce l'antica tradizione musicale dei Rom (che in Francia si chiamano appunto Manouche) col jazz-swing americano insieme ad un pizzico di Flamenco. Musica tipica delle band tzigane, è un mix delle culture musicali di tutta Europa.

Bang zigana Camargue 2018
Esempi celebri: alcuni brani della colonna sonora del film Chocolat tra cui la rivisitazione di uno composto originariamente da D. Reinhardt, il fondatore di questo genere musicale.

lunedì 19 settembre 2016

Bienal Flamenco 2016

Ecco i tre bellissimi e differenti spettacoli che sono andata a vedere a Siviglia la scorsa settimana:
Carta Blanca del maestro Andrés Marin, Aparencia della grande Eva Yerbabuena e Sobre Romero de Torres pintor y flamenco di tre splendide ballerine Ursula e Tamara Lòpez e Leonor Leal (la mia preferita!).


martedì 28 giugno 2016

L'Alhambra di Granada

L’Alhambra (che in arabo significa la rossa) è una cittadella fortificata e palazzo reale insieme, realizzata sul colle che domina la città di Granada dagli ultimi principi musulmani della Spagna che vi abitarono fra il secolo XIII e il XV. Rappresenta la massima espressione di arte moresca alla cui magnificenza contribuirono artisti ed artigiani di diversa provenienza e confessione religiosa (nord africani, persiani, ebrei e cristiani), cosa che testimonia la grande tolleranza che vigeva ai tempi della dominazione araba nella penisola Iberica.

Nella cultura islamica le costruzioni non sovrastano mai l’ambiente naturale, mirando all'armonia tra natura e strutture architettoniche. Il giardino è la metafora del Paradiso coranico, un luogo ideale per la contemplazione perché sollecita i cinque sensi dell’uomo: offre alla vista la varietà dei suoi colori; all'olfatto il profumo dei suoi fiori; al tatto la fresca brezza che si crea all'ombra degli alberi; al gusto la bontà dei frutti; all'udito l’acqua col suo gorgoglio che rappresenta la voce del giardino e quella di Dio. Per questo tutte le regge mussulmane hanno lussureggianti giardini geometrici con tante fontane, ma quelli dell'Alhambra sono i più spettacolari grazie alla fertilità del suolo sapientemente irrigato dall'ingegneria araba.

La musica accompagnava la vita nel palazzo in ogni momento; gruppi di musicanti nascosti da tende e drappeggi si alternavano giorno e notte suonando le nube (particolari forme musicali) ventiquattr'ore su ventiquattro; le note soavi si diffondevano nelle sale, nei portici e nei giardini e si mescolavano al gorgoglio dell’acqua ed al profumo dei fiori. 


venerdì 3 ottobre 2014

Flamenco a Siviglia


 Qualche scatto durante la Biennale a Siviglia
Sopra con la mia maestra Vicky Barea, a sinistra alla mostra sul grande Paco De Lucia e sotto un momento della danza di Leonor Leal

sabato 13 ottobre 2012

Malta tra arabi e spagnoli

Malta un'isola al centro del mediterraneo, punto di incontro tra culture di contenenti diversi, dai Fenici, agli antichi romani, dai turchi agli spagnoli fino agli inglesi. La lingua è semitica molto vicina all'arabo, più morbida come suoni, con qualche parola italiana.
Girando per quest'isola se si è soprappensiero può capitare per un attimo di non sapere da che parte del mondo ci troviamo! Assomiglia molto alla Sicilia ed alle isole sud orientali della Grecia (Rodi, Creta, Cipro), fichi d'india, balconi blu come a Tunisi, un arco arabo (foto sotto), "occhi di Iside" ovunque come porta fortuna (a sinistra), vicoli andalusi e ventagli.





martedì 2 ottobre 2012

Siviglia 2012 foto


Prima dello spettacolo del Ballet Nacional de Espana (in alto a sinistra), col mio maestro Antonio Castro davanti alla sua scuola e sotto con La Moneta dopo la prima del suo spettacolo Paso a Paso