martedì 28 gennaio 2020

Il sombrero e la danza spagnola


Il sombrero che noi conosciamo come uno dei simboli della Spagna, ha origini contadine. Pare che nel XVII secolo i braccianti sentissero la necessità di un cappello più resistente alle intemperie di quanto lo fosse quello di paglia, un copricapo che non volasse né cadesse mentre lavoravano la terra e che li riparasse dal sole ma anche dalla pioggia. Per rispondere a tutte queste esigenze ci voleva un materiale più rigido e fu a Cordoba che gli artigiani iniziarono ad utilizzare il peltro dando vita al famoso Sombrero cordobés. Questo particolare cappello è caratterizzato da una tesa ampia (tra gli 8 e i 12 centimetri) e da un cilindro non tanto alto.
All'inizio del XIX secolo, il sombrero passò dalla campagna alla città e divenne sempre più popolare fino a diventare un complemento fondamentale in tutta l’Andalusia anche per le donne.

 Per differenziare il sombrero maschile, si alzarono i cilindri e gli uomini cominciarono a portarlo leggermente calato verso l’orecchio destro mentre le donne lo indossavano calato verso quello sinistro. In ambito femminile veniva e viene tutt'ora utilizzato soprattutto per andare a cavallo.
A dare una forte spinta alla popolarità del sombrero in tutto il resto della Spagna contribuì il famoso pittore cordovese Julio Romero de Torres (vedi foto laterali) che, oltre ad indossarlo abitualmente, lo inserì in molte delle sue opere.
 Come successe anche al manton, il sombrero pian piano dal quotidiano cominciò ad entrare nella danza spagnola e nel Flamenco.
L’idea di creare un balletto con un sombrero come protagonista fu del celebre produttore russo Djghialev, non si trattava però di un sombrero cordovese ma di uno a 3 punte, di quelli in voga tra i Signori al tempo di Goya. Si potrebbe dire quindi che sia stato un sombrero a fare incontrare per la prima volta la Danza spagnola e il Flamenco con la Danza Classica. Questo felice incontro ha dato vita ad un capolavoro: El sombrero de tres picos, firmato da tre artisti illustri: De Falla per la musica, Léonide Massine per la coreografia e Picasso per la scenografia. Questo grande balletto venne rappresentato per la prima volta nel 1919 al Teatro Alhambra di Londra.

Il sombrero di Cordoba nel FLAMENCO:
Il sombrero è uno degli accessori comunemente usati dai ballerini ed anche dalle ballerine di Flamenco. I bailaores lo utilizzano di solito nella Farruca mentre per le bailaores è un complemento fondamentale nel Garrotin (a compas di tangos). Da quando le donne hanno iniziato a danzare palos tipicamente maschili come la Farruca, non è raro vedere mujeres danzare con cappello e pantaloni.
(nella foto a sinistra Isabel Bayon).

Il sombrero nelle colonie spagnole:
Centro e Sud America: a partire dal Messico, il sombrero cordovese ebbe una grande diffusione in tutta l’America Latina e col tempo la tesa venne ingrandita per creare un’ombra più ampia ed rivolta verso l’alto, fino a diventare l’enorme sombrero messicano conosciuto in tutto il mondo. Il sombrero ed il poncho oggi sono celebrati in Messico in brani musicali, balli tradizionali ed in numerosi festival. In tutto il Centro America il sombrero è diventato un status symbol ed è un elemento fondamentale dell’abbigliamento tradizionale.
Il Sombrero di Panama ha invece origini ecuadoriane: la materia prima per la produzione di questo famoso cappello è la foglia di palma. Secondo la leggenda, questo cappello ha avuto il suo nome quando Roosevelt ha partecipato all'inaugurazione del Canale di Panama nel 1913. In quell'occasione gli venne regalato un cappello di paglia ecuadoriano, e, ignorando la sua vera origine, il Presidente ringraziò battezzandolo Cappello di Panama.
Nel flamenco, il cappello Panama è utilizzato dagli uomini, nell’ambito delle danze di ida y vuelta, per ballare la Guajira e la Colombiana.
Anche le Filippine hanno una storia di utilizzo di sombreri che sono arrivati lì attraverso l'influenza messicana tramite la Manila Galleons Trade Rout, il percorso transoceanico che collegava Manila (le attuali Filippine) con Acapulco nella Nuova Spagna (l’attuale Messico) dal 1565 al 1815.

venerdì 15 novembre 2019

Geishe a Kyoto



 Geishe e mariko a Kyoto durante lo spettacolo al Gion Corner e per strada (ho infranto la legge nel fotografarle).



lunedì 28 ottobre 2019

Manuela Rapi presenta Latcho Drom, il meraviglioso docu-film musicale di Gatlif, il quale, con la sua grande maestria di regista e di musicista, ha saputo rappresentare l'evoluzione della musica e delle danze del popolo Romanì nelle diverse terre in cui si sono fermati, dall'India alla Spagna, attraverso il Nord-Africa e l'Europa dell'Est.

Domenica 1° dicembre ore 20 al Nexus Studio di Firenze
via Rismondo 14
Il film sarà proiettato su grande schermo e sarà preceduto da una breve introduzione a cura di Manuela.Non è prevista bigliettazione, la visione è gratuita, chiediamo solo un contributo di 5 euro a testa per le spese vive della struttura che ci ospita.Durata del film: 1 ora e 45 minuti

Tony Gatlif, è un regista, sceneggiatore, compositore, attore e produttore cinematografico francese. Nato ad Algeri, durante la dominazione francese, nel 1948 da padre cabilo (algerino) e da madre di etnia rom, si trasferisce con la famiglia in Francia nel 1960. Ha vinto il premio per la miglior regia al Festival di Cannes 2004 con il film Exils e due volte il Premio César per la migliore musica da film, nel 1999 con Gadjo dilo - Lo straniero pazzo e nel 2001 con Vengo - Demone flamenco.


Latcho drom (Buon Viaggio in lingua romanì) è un film documentario del 1993 che parla dei viaggi, delle musiche e delle danze dei gruppi Gipsy provenienti da Rajastan (India), Egitto, Turchia, Romania, Ungheria, Slovacchia, Francia e Spagna. Gli interpreti non sono attori ma persone del popolo.
"Il regista sembra ascrivere all'emulazione dei suoni ascoltati la naturalezza con cui ogni situazione si trasforma in musica, fino a scatenare un processo di ripetizione infinito, che è il germe della tradizione e della riconoscibilità delle armonie musicali tzigane e contemporaneamente esprime in questo modo il paradosso secondo il quale, a fronte del bisogno di mantenersi ai margini dei consessi culturali che attraversano, i nomadi finiscono con il custodire l’anima delle creazioni musicali di ogni singolo popolo con cui vengono in contatto, grazie alla versatilità di apprendimento e alla disposizione a contaminare il proprio patrimonio linguistico con le scoperte fatte durante i loro spostamenti; non si tratta di copiature, ma di adattarsi ai luoghi che ospitano la storia degli zingari attraverso la costante duplicazione infinita dei ritmi ascoltati da questi depositari della memoria." cit.

mercoledì 23 ottobre 2019

Manuela bata de cola


 Saphir, coreografia di Manuela Rapi, Teatro Puccini Firenze, giugno 2019
Foto di Alessandro Botticelli e Caterina Ciabatti

giovedì 17 ottobre 2019

Rumba gitana coreografia di Manuela Rapi



Paloma, coreografia di Manuela Rapi, creata per il Ciclo di seminari sulle Danze di y vuelta (2018), danzata al Teatro dell'Affratellamento di Firenze da Sara Giacomelli (una delle partecipanti)
Giugno 2019

martedì 8 ottobre 2019

Ciclo di seminari di Danze gitane e tamburello Firenze 2019 - 2020

4 DOMENICHE AUTUNNO 2019 INVERNO 2020 CON MANUELA 

Dai Balcani all'Andalusia, tra Bregovic, Moni Ovaia e i Gipsy Kings
la musica dei gitani di tutto il mondo si incontra in Camargue


DATE: 20 ottobre, 24 novembre, 23 febbraio e 22 marzo

Iscrizioni entro il 10 ottobre 

Orario: 14,30 - 17,30

Ciclo di quattro incontri di 3 ore
Obiettivi:
montaggio di una coreografia col tamburello e preparazione teorico-pratica a partecipare alla festa dei gitani in Camargue. Il corso sarà coronato da un breve viaggio (facoltativo) a Saintes Maries de la Mer dove ogni anno tutti i gitani del mondo si ritrovano per festeggiare la loro Patrona Santa Sara il 24 maggio.  

Programma:
Utilizzo della gonna, del manton e soprattutto del tamburello che utilizzeremo nella coreografia alla quale dedicheremo l’ultima parte di ogni incontro.Teoria: cenni sulla storia della musica Rom, sulla storia del tamburello nella danza e sulle leggende e tradizioni legate alla Patrona dei gitani.

Dove: Scuola di danza Lyricdance a.s.d Firenze zona Rifredi

Rivolto a chi ha una base in qualunque genere di danza


Cosa serve:
gonna molto ampia (minimo 4 ruote), tamburello (di qualsiasi tipo preferibilmente non tanto grande) 

giovedì 3 ottobre 2019

Prova gratis danze gitane gipsy con Manuela Firenze

Il Corso di Danze gitane al Nexus è appena iniziato,  la lezione di prova continuerà ad essere gratuita nel mese di ottobre.

ORARIO 17,45 - 18,45

Nexus Studio via Rismondo 14 (zona Campo di Marte vicino alla Menarini)

Info  347 5768067 e mr.nonsoloflamenco@gmail.com



lunedì 23 settembre 2019

Danze Gipsy gitane Firenze 2019 2020

Corso e seminari di Danze Gipsy a Firenze con Manuela da ottobre 2019.

Corso settimanale:
il mercoledì ore 17,45 - 18,45 al Nexus Studio Via Rismondi 14, Firenze (Campo di Marte)

Ciclo di seminari:
4 domeniche tra ottobre e marzo ore 14,30 - 17,30 presso Lyricdance Studio a.s.d. in via dello Steccuto 19, Firenze (Rifredi)


Dai Balcani all’Andalusia, tra Bregovic, Moni Ovaia e i Gypsy Kings

INFO: mr.nonsoloflamenco@gmail.com